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Tra i grandi personaggi che hanno accompagnato l’arrivo dell’animazione giapponese sulle televisioni italiane, La principessa Zaffiro occupa un posto davvero speciale. Romantica e avventurosa, ma allo stesso tempo sorprendentemente moderna, la serie racconta la storia di una giovane principessa costretta a vivere pubblicamente come un principe per poter un giorno ereditare il regno.
Il titolo originale è Ribbon no Kishi, letteralmente “Il cavaliere col fiocco”, opera del grande Osamu Tezuka, uno degli autori più importanti della storia del manga e dell’animazione giapponese, conosciuto in tutto il mondo anche come creatore di Astro Boy.
La serie televisiva animata venne realizzata alla fine degli anni Sessanta ed è composta da 52 episodi.
Al centro della storia troviamo Zaffiro, una ragazza coraggiosa, intelligente e abilissima con la spada che deve nascondere la propria vera identità per proteggere il trono e il futuro del suo regno.
Tutto comincia ancora prima della nascita della protagonista.
Nel regno di Silverland esiste una legge secondo la quale soltanto un uomo può salire al trono. Il re e la regina attendono quindi con grande preoccupazione la nascita del loro erede.
Nasce però una bambina: Zaffiro.
Se la verità diventasse di dominio pubblico, la principessa non potrebbe ereditare il regno e il potere rischierebbe di finire nelle mani di persone senza scrupoli.
I sovrani prendono quindi una decisione difficilissima: davanti al popolo Zaffiro verrà presentata e cresciuta come un principe.
Da quel momento la giovane conduce praticamente due esistenze.
Pubblicamente è il principe Zaffiro, futuro sovrano di Silverland, educato alla scherma, all’equitazione e alle responsabilità del governo. In privato può invece essere la ragazza che realmente è.
Ma mantenere un segreto così importante diventa sempre più difficile.
La storia possiede anche una componente fantastica fondamentale.
Prima della nascita, agli esseri umani viene assegnato un cuore maschile oppure femminile. A causa dell’intervento del piccolo angelo Choppy, Zaffiro riceve però due cuori, uno maschile e uno femminile.
Per rimediare all’errore, Choppy viene mandato sulla Terra con il compito di recuperare uno dei due cuori.
Ma una volta conosciuta Zaffiro, il piccolo angelo finisce inevitabilmente per affezionarsi a lei e diventa uno dei suoi più fedeli compagni d’avventura.
Questo espediente fantastico permette alla storia di giocare continuamente con la doppia identità della protagonista e con ciò che gli altri si aspettano da lei.
Zaffiro era un personaggio particolarmente originale per l’epoca nella quale venne creato.
Non aspetta che qualcuno venga a salvarla.
Sa cavalcare, combatte con la spada, affronta nemici molto più potenti di lei e rischia personalmente la vita per difendere il proprio popolo.
Allo stesso tempo possiede sensibilità, dolcezza e un lato romantico che emerge soprattutto quando incontra il principe Franz.
È proprio questa combinazione a rendere Zaffiro affascinante: non deve scegliere tra essere una principessa e un cavaliere. È entrambe le cose.
La sua vera forza nasce proprio dalla capacità di non lasciarsi imprigionare dal ruolo che gli altri hanno deciso per lei.
Il segreto di Zaffiro deve essere protetto soprattutto perché nel regno esistono persone interessate a impossessarsi della corona.
Tra queste troviamo il duca Duralmin, che vuole fare salire sul trono suo figlio Plastic.
Duralmin cerca continuamente di dimostrare che Zaffiro è in realtà una ragazza, perché una simile rivelazione le farebbe perdere immediatamente il diritto alla successione.
Accanto a lui agisce il perfido Lord Nylon, uno dei personaggi più subdoli della storia.
Intrighi, complotti e tentativi di smascherare Zaffiro diventano quindi una parte fondamentale della serie. La protagonista deve combattere non soltanto con la spada, ma anche con l’intelligenza per impedire che il regno cada nelle mani sbagliate.
La serie introduce anche elementi legati alla magia e al mondo demoniaco.
Tra i nemici troviamo Satana, che vorrebbe trasformare la propria figlia Hecate in una creatura malvagia e cerca di impossessarsi del cuore femminile di Zaffiro.
Ma Hecate non corrisponde affatto alle aspettative del genitore.
La ragazza sviluppa una propria personalità e finisce per entrare in rapporto con Zaffiro, creando situazioni nelle quali il confine tra amici e nemici diventa molto meno netto.
Anche attraverso questi personaggi la serie affronta un tema ricorrente: nessuno dovrebbe essere costretto a diventare ciò che qualcun altro ha deciso per lui.
Naturalmente nella storia non manca l’amore.
Zaffiro incontra il principe Franz, giovane erede di un regno vicino, e tra i due nasce un sentimento profondo.
Il problema è che Franz conosce inizialmente Zaffiro attraverso identità differenti e non comprende immediatamente che dietro quelle diverse apparizioni si nasconde la stessa persona.
La doppia vita della protagonista dà quindi origine a equivoci, gelosie e momenti romantici.
Il loro rapporto permette inoltre di mostrare il lato più vulnerabile di Zaffiro. La giovane che davanti ai nemici appare sicura e coraggiosa si trova improvvisamente alle prese con sentimenti che non può controllare con la stessa facilità con cui impugna una spada.
Una delle caratteristiche più affascinanti della Principessa Zaffiro è la sua ambientazione.
Castelli, principi, principesse, cavalieri, boschi, streghe e regni fantastici ricordano immediatamente le grandi fiabe europee. Osamu Tezuka era profondamente affascinato dall’animazione occidentale e in particolare dai grandi film Disney, e queste influenze sono chiaramente percepibili nell’opera.
Ma Tezuka utilizza quell’immaginario per raccontare una protagonista decisamente fuori dagli schemi.
Il risultato è una storia che può sembrare una classica fiaba principesca e che invece contiene avventura, azione, comicità, romanticismo e riflessioni sull’identità personale.
La storia di Zaffiro nasce molto prima della serie televisiva.
Il manga originale di Osamu Tezuka iniziò a essere pubblicato in Giappone negli anni Cinquanta. Ribbon no Kishi è considerato un titolo fondamentale anche nello sviluppo del manga rivolto al pubblico femminile.
Tezuka realizzò una protagonista che possedeva contemporaneamente le caratteristiche dell’eroina romantica e dell’eroe d’avventura.
Quando nel 1967 arrivò la serie televisiva animata, Zaffiro aveva quindi già alle spalle una lunga storia editoriale.
L’anime portò però il personaggio a un pubblico ancora più vasto e contribuì a renderlo famoso anche fuori dal Giappone.
La serie animata originale venne trasmessa in Giappone tra il 1967 e il 1968, per un totale di 52 episodi.
In Italia La principessa Zaffiro arrivò nei primi anni Ottanta, durante il periodo nel quale le televisioni private stavano proponendo moltissimi cartoni animati giapponesi.
Per il pubblico italiano rappresentò qualcosa di abbastanza diverso rispetto ai robot giganti, agli anime sportivi e alle altre serie d’azione che dominavano i palinsesti.
Qui c’erano un castello e una principessa, ma quella principessa combatteva con la spada.
1967 → debutto della serie televisiva in Giappone
1967-1968 → trasmissione dei 52 episodi originali
Primi anni ’80 → arrivo della serie sulle televisioni italiane
Le successive repliche contribuirono a trasformare Zaffiro in uno dei personaggi ricordati dalla generazione cresciuta con la prima grande stagione degli anime in Italia.
Vista oggi, la caratteristica più interessante della serie rimane probabilmente la figura di Zaffiro.
Negli anni Cinquanta, quando Tezuka iniziò a raccontarne la storia, proporre una protagonista femminile che combatteva, governava e svolgeva compiti tradizionalmente attribuiti agli uomini era una scelta tutt’altro che scontata.
Zaffiro dimostra continuamente che il suo valore non dipende dal fatto di essere un ragazzo o una ragazza.
È capace di governare perché è intelligente. È un’abile spadaccina perché si è allenata. È coraggiosa perché decide di affrontare il pericolo.
La legge di Silverland stabilisce che una donna non possa regnare, ma tutta la storia dimostra quanto quella legge sia assurda: Zaffiro possiede infatti tutte le qualità necessarie per diventare un grande sovrano.
La principessa Zaffiro appartiene a un’epoca molto lontana dell’animazione giapponese, eppure molti dei suoi temi appaiono sorprendentemente moderni.
C’è il desiderio di essere liberi di scegliere la propria vita. C’è il conflitto tra ciò che siamo e ciò che la società pretende che siamo. Ci sono l’amore, l’amicizia, il coraggio e soprattutto la lotta contro chi vuole decidere il destino degli altri.
Per chi la scoprì sulle televisioni italiane degli anni Ottanta, Zaffiro era soprattutto una bellissima avventura piena di castelli, duelli e personaggi fantastici.
Rivedendola da adulti, però, emerge chiaramente qualcosa di più.
Dietro la principessa con la spada c’era una delle protagoniste più originali create da Osamu Tezuka: una ragazza che non aveva bisogno di trasformarsi in un principe per dimostrare di avere tutte le qualità necessarie per diventare un’eroina.
Ed è proprio questo che rende La principessa Zaffiro uno dei grandi classici della storia dell’animazione giapponese.
Scritto da: enzosangrigoli
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