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Oggi per la nostra rubrica “Numeri 1” scriviamo di un gruppo che ha segnato un’epoca: i Duran Duran. Icone assolute degli anni ’80, ancora oggi in piena attività, con milioni di fan in tutto il mondo e un fascino che non tramonta mai. La loro ospitata al Festival di Sanremo dello scorso febbraio è stata la prova che il tempo per loro sembra essersi fermato: il pubblico era in visibilio e vederli in sala stampa – per me – è stato un momento davvero emozionante.
Per scoprire come nascono i Duran Duran bisogna tornare al 1978. All’epoca Nick Rhodes lavorava come cassiere in un pub di Birmingham, il Rum Runner, e la sera si trasformava in deejay per 10 sterline a serata. Nello stesso locale lavorava John Taylor, che faceva il buttafuori, già compagni di scuola: erano le fondamenta di quella che sarebbe diventata una delle band più influenti del decennio.
Da lì a poco nasce l’idea di formare un gruppo. Nei primi mesi si alternano diversi musicisti, ma la formazione prende forma con l’arrivo di Roger Taylor alla batteria e Andy Taylor alla chitarra. John passa dal suonare la chitarra al basso, ma mancava ancora la voce giusta.
Fu allora che si presentò Simon Le Bon. Andy Taylor ricorderà nel suo libro l’incontro con queste parole:
«C’eravamo tutti quando nel Rum Runner entrò questo ragazzo alto e di bell’aspetto, con gambe lunghe e molto sicuro di sé. “Ciao, sono Simon Le Bon”, disse con un accento meridionale. La prima cosa che pensai fu: “Diamine, assomiglia a Elvis Presley!”. […] L’unico problema era che indossava attillatissimi pantaloni leopardati rosa. Simon spiegò che faceva parte di una band chiamata Dog Days e, soprattutto, che sapeva scrivere testi. Simon è uno scrittore molto più bravo di quanto la gente possa pensare: è davvero profondo».
Con Simon alla voce, i Duran Duran avevano finalmente trovato la loro identità.
Il nome “Duran Duran” nasce da un personaggio del film di fantascienza Barbarella (1968), interpretato da Jane Fonda. La band debutta con l’album Duran Duran nel 1981, ma è con Rio (1982) che arriva la consacrazione internazionale. Brani come Hungry Like the Wolf, Save a Prayer e Rio diventano inni di una generazione e simboli dell’estetica new romantic.
La loro musica, accompagnata da videoclip sofisticati e ambientati in luoghi esotici, si fonde con la nascente era di MTV, di cui diventano autentici pionieri. Simon Le Bon, John Taylor, Nick Rhodes, Andy Taylor e Roger Taylor diventano vere e proprie popstar globali.
Nel 1984 arriva The Reflex, un altro successo mondiale, e nel 1985 Wild Boys, brano che segna una svolta nel loro sound, più elettronico e potente. In Italia, Wild Boys diventa l’inno del fenomeno dei Paninari, ragazzi milanesi che rappresentavano la moda e la spensieratezza di un’intera epoca.
Dopo un periodo di pause e cambi di formazione, i Duran Duran tornano alla grande con Ordinary World e Come Undone (1993), due brani che mostrano una nuova maturità artistica. Negli anni Duemila pubblicano nuovi album come Astronaut (2004), segnando la reunion della formazione originale.
Il segreto del loro successo? Reinventarsi senza perdere stile. I Duran Duran hanno saputo attraversare quattro decenni di musica, mantenendo intatto il loro fascino e una base di fan fedelissima.
Oltre 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.
Più di 20 singoli in Top 10 UK.
Premi prestigiosi, tra cui 2 Grammy Awards, 2 Brit Awards e un MTV Lifetime Achievement Award.
Nel 2022 sono entrati nella Rock and Roll Hall of Fame, consacrando ufficialmente il loro posto nella storia della musica.
I Duran Duran non si sono mai fermati. Continuano a pubblicare nuovi lavori, come Danse Macabre (2023), e a esibirsi in tour in tutto il mondo con la stessa energia degli esordi.
Dal Rum Runner di Birmingham ai palchi dei grandi festival internazionali, il loro viaggio è la perfetta dimostrazione di cosa significhi essere “Numeri 1”.
Scritto da: enzosangrigoli
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