Una faccia verde, un enorme sorriso, un completo giallo e un’energia praticamente incontenibile. The Mask, interpretato da Jim Carrey, è uno dei personaggi cinematografici più riconoscibili degli anni Novanta e uno dei film che trasformarono definitivamente l’attore canadese in una star internazionale.
Uscito nel 1994, The Mask – Da zero a mito mescolava commedia, fumetto, romanticismo ed effetti speciali allora sorprendenti. Al centro della storia c’era Stanley Ipkiss, un timido impiegato di banca che, dopo avere trovato una misteriosa maschera, si trasformava in una creatura verde capace di comportarsi come un cartone animato vivente.
Il film segnò inoltre l’esordio cinematografico di una giovanissima Cameron Diaz, destinata a diventare una delle attrici più popolari di Hollywood.
Stanley Ipkiss, l’uomo dietro The Mask
Prima di indossare la maschera, Stanley Ipkiss è praticamente l’opposto di un supereroe.
Lavora in banca, è gentile, timido e piuttosto impacciato con le donne. Viene spesso trattato male e non riesce quasi mai a reagire alle prepotenze degli altri.
La sua vita è tranquilla e frustrante, ma Stanley possiede una grande passione per i cartoni animati. Proprio questo elemento diventerà fondamentale quando entrerà in possesso della misteriosa maschera.
Una notte Stanley trova infatti uno strano oggetto di legno.
Quando decide di indossarlo, tutto cambia.
La trasformazione in The Mask
Appena Stanley mette la maschera sul volto, viene travolto da una trasformazione incredibile.
Il suo corpo gira vorticosamente, i vestiti cambiano e il volto diventa completamente verde.
Ma a cambiare non è soltanto l’aspetto.
Tutto ciò che Stanley normalmente reprime esplode improvvisamente. La timidezza scompare e al suo posto compare un personaggio esagerato, irrefrenabile, romantico, folle e praticamente indistruttibile.
The Mask può modificare il proprio corpo, estrarre oggetti impossibili dal nulla, sopravvivere a qualsiasi incidente e trasformare la realtà intorno a sé secondo le regole di un cartone animato.
È Stanley senza freni.
Jim Carrey, l’attore perfetto per The Mask
Oggi è praticamente impossibile immaginare The Mask senza Jim Carrey.
Il suo volto elastico e la straordinaria capacità di controllare ogni muscolo del corpo permisero agli effetti speciali di funzionare ancora meglio. In molte scene Carrey sembrava già un cartone animato prima ancora dell’intervento della computer grafica.
Il 1994 fu un anno incredibile per la sua carriera.
Nello stesso anno arrivarono nelle sale Ace Ventura – L’acchiappanimali, The Mask e Scemo & più scemo. Tre commedie diventate enormemente popolari che nel giro di pochi mesi trasformarono Jim Carrey in uno degli attori comici più famosi al mondo.
Con The Mask, però, trovò probabilmente il personaggio che meglio valorizzava la sua comicità fisica.
Da un fumetto molto più oscuro
Non tutti sanno che The Mask non nacque direttamente per il cinema.
Il personaggio proveniva dai fumetti pubblicati dalla Dark Horse Comics e l’universo originale era decisamente più oscuro e violento rispetto al film.
Per l’adattamento cinematografico venne scelta una strada completamente differente. Gli elementi più cruenti furono ridimensionati e il personaggio venne trasformato in una figura comica ispirata ai cartoni animati classici.
Il risultato fu una combinazione molto particolare tra film con attori reali e animazione.
La maschera consentiva infatti a Stanley di infrangere qualsiasi regola fisica, proprio come accadeva ai personaggi dei cartoon.
L’influenza dei cartoni animati
Il comportamento di The Mask è profondamente ispirato ai grandi cartoni animati americani.
Il personaggio può essere schiacciato, sparato, deformato o fatto esplodere e pochi secondi dopo tornare perfettamente normale.
I suoi occhi possono uscire dalle orbite, la mascella cadere fino al pavimento e dal nulla possono comparire martelli, armi, sveglie o qualsiasi altro oggetto utile alla gag.
Il film portava quindi nel mondo reale la logica impossibile dei cartoon.
Jim Carrey completava l’effetto con smorfie, movimenti velocissimi e trasformazioni del volto che sembravano sfidare persino gli effetti digitali.
Cameron Diaz e Tina Carlyle
Accanto a Jim Carrey troviamo una ventunenne Cameron Diaz nel ruolo di Tina Carlyle.
Per lei The Mask rappresentò l’esordio sul grande schermo.
La prima apparizione di Tina è rimasta una delle scene più ricordate del film: entra nella banca dove lavora Stanley indossando un abito rosso e lascia il protagonista completamente senza parole.
Stanley si innamora immediatamente di lei.
Tina lavora come cantante al Coco Bongo, ma è legata al criminale Dorian Tyrell. L’incontro con Stanley e soprattutto con il suo alter ego verde cambierà progressivamente anche la sua vita.
Il successo del film trasformò Cameron Diaz in una nuova star hollywoodiana e aprì la strada a una carriera che negli anni successivi l’avrebbe resa una delle attrici più popolari della commedia americana.
Il Coco Bongo
Uno dei luoghi simbolo del film è il Coco Bongo, il nightclub nel quale si esibisce Tina.
Stanley, trasformato in The Mask, riesce finalmente a presentarsi davanti alla donna che desidera senza alcuna timidezza.
Ed è proprio qui che avviene una delle sequenze più famose del film.
The Mask balla con Tina in un’esibizione completamente fuori controllo sulle note di Cuban Pete.
Il locale sembra trasformarsi in un gigantesco musical e Jim Carrey può utilizzare contemporaneamente danza, comicità fisica ed effetti speciali.
La scena diventò uno dei simboli di The Mask.
“Sssssmokin’!”
The Mask possiede anche una serie di espressioni diventate immediatamente riconoscibili.
La più celebre è probabilmente “Sssssmokin’!”, pronunciata con il volto deformato dal suo enorme sorriso.
Nel doppiaggio italiano molte delle battute e delle esclamazioni contribuirono enormemente alla popolarità del personaggio.
The Mask parlava velocemente, cambiava continuamente voce e trasformava praticamente ogni situazione in uno spettacolo.
La sua comicità non dipendeva soltanto dalle parole: ogni parte del corpo di Jim Carrey partecipava alla gag.
Milo, il cane che ruba la scena
Tra i personaggi più amati del film c’è anche Milo, il Jack Russell Terrier di Stanley.
Milo non è soltanto il fedele compagno del protagonista. In uno dei momenti decisivi della storia riesce addirittura a indossare la maschera.
Il risultato è irresistibile.
Anche il piccolo cane acquisisce immediatamente i poteri dell’oggetto e si trasforma in una versione canina di The Mask, con denti enormi e capacità fuori dal normale.
La sequenza diventò una delle preferite dal pubblico e Milo uno dei cani più ricordati del cinema degli anni Novanta.
Dorian Tyrell e il lato oscuro della maschera
Il principale antagonista della storia è Dorian Tyrell, interpretato da Peter Greene.
Dorian è un criminale ambizioso che vuole prendere il controllo della città e del Coco Bongo.
Quando scopre il potere della maschera decide di utilizzarla.
Ed è qui che il film mostra un elemento fondamentale: la maschera non trasforma tutti nello stesso personaggio.
Con Stanley amplifica una personalità repressa ma fondamentalmente buona e giocosa. Con Dorian porta invece in superficie aggressività, violenza e sete di potere.
La maschera non crea quindi completamente una nuova identità.
Amplifica ciò che è già nascosto nella persona che la indossa.
La maschera e il dio Loki
Nel film viene suggerito che l’oggetto sia collegato a Loki, figura della mitologia norrena associata all’inganno e alla trasformazione.
Secondo la spiegazione fornita nella storia, la maschera sarebbe legata proprio al dio nordico e libererebbe i desideri più profondi della persona che la indossa.
Il riferimento mitologico permette al film di dare una spiegazione fantastica ai poteri dell’oggetto senza però rinunciare alla sua natura da commedia.
Stanley scopre inoltre che la maschera manifesta i propri poteri soprattutto durante la notte.
Effetti speciali rivoluzionari per il 1994
Uno degli elementi che contribuirono maggiormente al successo di The Mask furono gli effetti speciali.
Nel 1994 la computer grafica cinematografica stava attraversando una fase di rapidissima evoluzione. Soltanto l’anno precedente Jurassic Park aveva mostrato al mondo possibilità completamente nuove.
The Mask utilizzò gli effetti digitali in maniera differente.
Non cercava il realismo.
Al contrario, utilizzava la tecnologia per rendere reale qualcosa di volutamente impossibile: il linguaggio visivo dei cartoni animati.
Gli occhi giganteschi, la lingua che si srotola, il cuore che esce dal petto e le trasformazioni del corpo erano gag che fino a pochi anni prima sarebbero state estremamente difficili da realizzare con quella libertà.
Il successo mondiale
The Mask arrivò nelle sale americane nell’estate del 1994 e si trasformò in un enorme successo commerciale.
Realizzato con un budget relativamente contenuto per una produzione ricca di effetti speciali, incassò oltre 350 milioni di dollari nel mondo, diventando uno dei maggiori successi cinematografici dell’anno.
Il film consolidò definitivamente la popolarità di Jim Carrey e lanciò Cameron Diaz.
Ma soprattutto creò un personaggio immediatamente riconoscibile.
La faccia verde di The Mask comparve ovunque: poster, videocassette, giocattoli, videogiochi e merchandising.
The Mask in Italia
Anche in Italia il film conquistò rapidamente il pubblico.
Il titolo venne distribuito come The Mask – Da zero a mito e divenne particolarmente popolare tra bambini e adolescenti.
Le successive programmazioni televisive e soprattutto il mercato delle videocassette contribuirono a trasformarlo in uno dei film più rivisti degli anni Novanta.
La faccia verde di Jim Carrey era impossibile da dimenticare.
Per molti ragazzi dell’epoca The Mask entrò nello stesso immaginario delle grandi commedie americane che venivano viste e riviste decine di volte in VHS.
La serie animata
Il successo cinematografico portò rapidamente alla realizzazione di una serie animata di The Mask.
Il cartone debuttò nel 1995 e riprendeva molti degli elementi del film, sviluppando ulteriormente le possibilità offerte dai poteri della maschera.
In animazione, naturalmente, non esistevano praticamente limiti.
Stanley poteva trasformarsi continuamente e vivere avventure ancora più assurde rispetto a quelle viste al cinema.
La serie contribuì a mantenere il personaggio molto popolare anche negli anni successivi all’uscita del film.
Il seguito senza Jim Carrey
Per molti anni si parlò della possibilità di realizzare un vero sequel con Jim Carrey.
Il progetto non si concretizzò.
Nel 2005 arrivò invece The Mask 2, distribuito internazionalmente come Son of the Mask, ma senza Jim Carrey e senza Stanley Ipkiss come protagonista.
Il film non riuscì a ripetere il successo dell’originale e ricevette un’accoglienza molto negativa.
Per il pubblico, infatti, The Mask rimaneva indissolubilmente legato a Jim Carrey.
Sostituire l’attore significava eliminare proprio uno degli elementi che avevano reso il primo film unico.
Perché The Mask è diventato un’icona degli anni 90
The Mask arrivò nel momento perfetto.
Il cinema stava scoprendo le possibilità della computer grafica, Jim Carrey stava esplodendo come nuovo fenomeno della comicità americana e il pubblico era pronto per un film capace di mescolare cinema, fumetti e cartoni animati.
Ma dietro gli effetti speciali esisteva anche un’idea molto semplice.
Stanley Ipkiss è un uomo che non riesce a essere ciò che vorrebbe. La maschera elimina improvvisamente tutte le sue paure e libera una personalità nascosta.
Per questo The Mask funziona ancora oggi.
È contemporaneamente una fantasia e una metafora: cosa accadrebbe se, almeno per una notte, sparissero completamente timidezza, paura e vergogna?
Jim Carrey diede a quella fantasia un volto verde, un completo giallo, un sorriso enorme e una quantità praticamente infinita di energia.
E bastano ancora oggi pochi secondi di una sua trasformazione per tornare direttamente nel 1994.
Sssssmokin’!
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